Un mio intervento sul Maltrattamento in famiglia (parte 2)

Ecco la seconda parte del mio intervento.

Buona lettura.

Il reato di Maltrattamento in famiglia, art. 571 c.p.

Il maltrattamento in famiglia è un reato perseguibile d’ufficio, descritto e reso tale dall’art. 571 del codice penale che recita testualmente “

Chiunque,(…) , maltratta una persona della famiglia, o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a otto anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a venti anni.”

Viene quindi punito dal nostro Stato chiunque maltratta una persona che in qualche modo si trova in una situazione di sudditanza psicologica con l’aggressore, ma andiamo con ordine.
Innanzi tutto bisogna capire cosa si intende per “maltrattare”, termine fondamentale in quanto rappresenta la condotta tipica che l’ordinamento penale vuole reprimere.
Come è già stato ampiamente descritto in questo e-book, può essere sia fisico che psicologico.

Il maltrattamento si differenzia dalle percosse e dalle lesioni (art. 581 e 582 del nostro Codice Penale) sia per la sua frequenza nel tempo sia per il rapporto che lega aggressore ed aggredito.

Per esserci maltrattamento di regola si richiedono almeno tre diverse condotte violente nel tempo; è quindi importante che quando si subisce un atto violento (ripeto sia fisico che psicologico) lo si possa documentare.

Come vediamo dall’articolo se dagli atteggiamenti violenti ne derivano delle lesioni gravi/gravissime la pena è aumentata.

Questo è un reato perseguibile d’ufficio, ciò significa che per partire il procedimento non ha bisogno di una querela da parte della vittima e che la possibilità di far partire il procedimento penale non decade in soli tre mesi, cosa che accade ad esempio con le percosse o le lesioni lievi.

Per quanto riguarda il rapporto tra maltrattatore e vittima, il legislatore ha riservato particolare attenzione nel descrivere le varie circostanze che possono verificarsi in cui la vittima versa in uno sorta di stato di custodia e quindi fiducia da parte del violento. Il legislatore ha quindi voluto inasprire la pena, come in altri casi, nei riguardi dei soggetti che abusano della loro posizione, anche familiare.

 

Segue.

 

Carlo Chialastri

 

 

Un mio intervento sul Maltrattamento in famiglia (parte 2)ultima modifica: 2014-06-05T20:16:11+00:00da avv-cc
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