Arresti domiciliari: Il braccialetto elettronico

braccialetto e centralina

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Il braccialetto elettronico è previsto con il dispositivo del comma 4 bis dell’art. 47 ter. O.P., e recentemente rinnovato grazie al decreto “svuota-carceri”, nonostante stia prendendo piede su tutto il territorio nazionale, questo modo di scontare la detenzione domiciliare e gli arresti domiciliari ha suscitato parecchie critiche e preoccupazioni.

Il braccialetto (o più spesso cavigliera) è formato sostanzialmente da due “ingredienti”:

1- Il vero e proprio “braccialetto”  è un sensore magnetico che viene indossato dall’indagato/condannato. Non può essere assolutamente levato altrimenti darà l’allarme che sarà sia registrato dalla centralina che mandato immediatamente in centrale.

2- La centralina è un apparecchio elettronico simile ad una grande vecchia sveglia; è impostato avuto riguardo alla metratura dell’appartamento ed alle disposizioni del Tribunale, qualora il braccialetto si allontani dal raggio previsto o qualora vi sia un’anomalia manderà immediatamente l’allarme in centrale.

Il primo scoglio che incontriamo, leggendo la disposizione normativa, sta nell’obbligo da parte delle forze di polizia di giudiziaria, nel momento di applicazione del braccialetto  elettronica, di chiedere il consenso all’indagato/condannato.

Mi sembra doveroso specificare che qualora non ci sia questo consenso, il Tribunale revocherà gli arresti e manderà l’indagato/condannato direttamente in carcere.

Ad avviso dello scrivente è quindi una sorta di paradosso il prevedere in modo bonario l’obbligo di consenso ma poi dare una conseguenza così dura qualora questo consenso non ci sia.

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Arresti domiciliari: Il braccialetto elettronicoultima modifica: 2014-03-15T18:29:33+00:00da avv-cc
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